Chi sarà il nuovo presidente della Repubblica?

Da oggi il parlamento sarà chiamato ad eleggere il successore di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica dopo le dimissioni di quest’ultimo. Il novennato di Napolitano si è caratterizzato per un forte intervento nelle scelte politiche del governo e del parlamento. Il presidente uscente si è anche segnalato per la scelta di Mario Monti come capo del governo nella fase acuta della crisi del debito quando lo spread, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, aveva toccato picchi vertiginosi. Ma soprattutto Napolitano sarà ricordato per essere finora l’unico presidente ad essere rieletto per un secondo mandato. Molti ricorderanno l’incresciosa votazione che affondò Prodi nel 2013 e come conseguenze portò la fine della segreteria Bersani e diede vita ad un governo di larghe intese con Enrico Letta a Palazzo Chigi. Dopo quasi due anni sono molte le cose cambiate sulla scena politica italiana. Renzi è il nuovo presidente del Consiglio, Berlusconi è decaduto da senatore dopo essere stato condannato per frode fiscale e il Movimento Cinque Stelle fatica a prendere in mano le redini dell’opposizione. Anche questa volta l’elezione presenta molte incognite. Quali caratteristiche deve avere il nuovo presidente? Deve essere laico o cattolico? Uomo o donna? Lo si preferisce “interventista” o semplice taglianastri? Tecnico o politico? Ma molti interrogativi investono chi dovrà eleggere il presidente. Il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi, l’accordo per la riforma elettorale e della Costituzione, potrebbe interessare anche l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale. Quello che è certo è che il pallino dell’elezione è nelle mani del PD che detiene quasi la metà dei grandi elettori e, dopo le elezioni europee, rappresenta il secondo banco di prova per Matteo Renzi. Un elezione nei primi quattro scrutini sarebbe certamente un successo per Renzi, ne rafforzerebbe la leadership nel partito e la presa sull’elettorato. In caso contrario, un elezione che si trascina per cinque o più scrutini creerebbe certamente grattacapi all’ex sindaco di Firenze, metterebbe in crisi il patto del Nazareno e porterebbe alla ricerca di maggioranze alternative con il ritorno in gioco della minoranza Pd, di Sel e del Movimento Cinque Stelle.

A cura di Gianluca Bianco

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