Alla deriva…

Negli ultimi giorni si sono verificati due gravissimi fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti negativi alcuni ragazzi di Pianura: il primo è l’aggressione all’autista dell’autobus della linea C12, il secondo è l’aggressione e la violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 14 anni avvenuto in un autolavaggio a Pianura. Non vorrei fare della criminologia spicciola o cimentarmi in indagini sociologiche o antropologiche o, peggio ancora, fare la solita lezioncina sulla fine della società di massa, sulla morte delle ideologie, sulla crisi dei valori o sulla crisi della famiglia ma questi due fatti sono l’ennesimo segnale che la società è definitivamente cambiata e la solidarietà, il senso di appartenenza ad una comunità, il rispetto per gli altri sono sempre meno centrali nel sistema dei valori di riferimento della società post-moderna. La società è cambiata e, anche a causa della crisi economica, è cambiata in peggio! Bisogna prenderne atto e non commettere l’errore di affrontare il nuovo contesto sociale con le ricette del passato. Quelli avvenuti negli scorsi giorni sono due fatti agghiaccianti che devono indurre non solo a riflettere ma anche ad agire. Agire in fretta, perché la situazione sta diventando sempre più grave: l’odio e la violenza che prima la società riusciva a reprimere o che in un certo senso venivano mitigati dalla rete di relazioni sociali ormai stanno avendo libero sfogo. Nei ragazzi c’è la convinzione che tutto si possa fare, nessun limite è invalicabile; ciò comporta un pericoloso scivolamento verso forme più o meno gravi di anomia e di rifiuto non solo delle leggi dello stato ma anche delle condivise norme di condotta sociale e di convivenza civile. L’altra cosa che sconvolge e che richiede una seria riflessione è che in nessuno dei due casi c’è stato l’intervento di qualcuno a salvare le vittime di queste tremende azioni: nel caso dell’autista, come lui stesso ha raccontato, gli altri passeggeri urlavano contro gli aggressori ma nessuno è intervenuto in suo soccorso; nel secondo caso, è possibile che nell’autolavaggio non ci fosse nessuna persona responsabile che potesse fermare il branco prima che arrivasse a seviziare il povero Vincenzo? Siamo arrivati al punto che gli adulti hanno paura di questi balordi? O peggio, come sembra sia accaduto nel caso di Vincenzo, gli adulti sono addirittura complici di questi farabutti? Si deve intervenire in fretta, a tutti i livelli, per evitare che il problema acquisisca una portata ancora più vasta. Nonostante l’impegno e gli sforzi delle scuole, delle istituzioni, dei servizi sociali, del privato sociale, del volontariato cattolico e laico le cose purtroppo peggiorano quotidianamente. Bisogna capire che in un quartiere come Pianura e in una città come Napoli, le politiche sociali non sono un lusso a cui si può rinunciare come se niente fosse. Bisogna aumentare gli investimenti nelle attività sociali, bisogna creare spazi di aggregazione e di socializzazione, si deve promuovere maggiormente lo sport, bisogna dotare le scuole di maggiori risorse e strumenti, bisogna aiutare le famiglie a saper individuare i segnali di disagio che vengono lanciati dai ragazzi ed assistere i genitori nel momento in cui bisogna combattere il disagio dei loro figli. Famiglie che, sempre più spesso, stanno diventando l’origine dei mali dei ragazzi e le prime responsabili della loro devianza. Non tutte, sia chiaro. Ma dobbiamo rilevare che negli ultimi anni a Napoli è in continuo aumento il numero di famiglie multiproblematiche, con forti disagi economici e scarso livello di istruzione e di educazione civica, costrette a vivere ai margini della legalità. Genitori che, non avendo ricevuto valori positivi nel loro percorso di crescita umana, sono a loro volta incapaci di trasmetterli ai propri figli. Volenti o nolenti, bisogna tenere conto di questa condizione e la sfida è proprio questa: educare i genitori, oltre che i figli.

Antonio Di Maio

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